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Una valle attraversata dal rio Plino della Taverna, vecchie vigne di Sangiovese e Trebbiano, la convinzione di poter produrre in Romagna vini di qualità capaci di sfidare il tempo: da questi tre ingredienti inizia nel 1999 la storia di Tenuta Il Plino, azienda vitivinicola piccola nelle dimensioni ma grande nelle ambizioni che abbiamo visitato durante l’ultima tappa di VagandoDegusto sabato 16 giugno. A guidarla sono Antonella e Alessandro Ramilli, che fin dal primo incontro con questi vigneti sulle colline tra San Carlo di Cesena e Bertinoro (FC) hanno dimostrato una profonda capacità di leggere il territorio e quel pizzico di incoscienza necessario ad andare controcorrente. Vini naturalmente complessi e straordinariamente longevi sono il risultato di un percorso lungo quasi vent’anni.
Vecchie vigne e “nuove” visioni
Quando Alessandro arriva a San Carlo, trova filari di Sangiovese e Trebbiano piantati tra il 1968 e 1970 e allevati con il cordone speronato su un terreno caratterizzato da forti pendenze. Il primo passo è abbassare le rese produttive (tra i 500 e gli 800 grammi di uva per pianta) e mettere a dimora nuovi vigneti ad alta densità di impianto per puntare a uve di alta qualità. Sul versante della valle orientato a nord-est vengono piantati poco dopo filari di Cabernet Sauvignon e Merlot allevati con l’antica forma dell’alberello, che dimostrano subito il loro grande carattere, mentre per il Sangiovese viene mantenuto il versante esposto a sud-ovest.
L’Albana di Romagna come vino d’elezione…
L’inizio del Duemila in Romagna è un periodo sfortunato per i vini bianchi: la vocazione rossista di questa terra sembra inarrestabile, la coltivazione dell’Albana cala fino ad essere confinata a una superficie complessiva di circa 500 ettari rispetto ai 10.000 del passato. Anche in questo caso Alessandro Ramilli va controcorrente. Crede che l’Albana di Romagna, primo vino bianco italiano a ottenere la Denominazione d’origine controllata garantita nel 1987, sia il vero vino autoctono da portare avanti ed è convinto di aver trovato un terroir vocato a una produzione di eccellenza. Le vigne orientate a nord ovest, un piccolo lago, un rio che attraversa la valle: le condizioni sono ideali per la formazione di muffa nobile, inizia una sfida affascinante di costante confronto con la natura.
…e un vitigno misterioso senza uguali
La stessa natura ha in serbo di lì a poco una sorpresa inaspettata. Dove prima c’erano i grappoli grandi del Trebbiano, Ramilli nota la presenza di grappoli spargoli. I diversi agronomi che osservano da vicino questo strano caso arrivano alla stessa conclusione: al 99% si tratta di una mutazione genetica spontanea. Il Trebbiano è un’uva neutra e ha un grappolo compatto, questa uva ha acini radi e regala profumi con una precisa identità. In attesa di un lungo lavoro di ricerca che richiede diverse microvinificazioni eseguite a partire dalla stessa varietà posta a dimora in almeno due diversi areali, nel 2005 Ramilli pianta questa nuova vite in un’altra zona del vigneto; le vendemmie successive confermano le caratteristiche particolarissime dei grappoli e dei vini.
La scelta naturale
I vigneti policlonali di Sangiovese e delle altre varietà coltivate oggi da Tenuta Il Plino non hanno mai visto concimazioni né irrigazione. La presenza della sorgente da cui nasce il rio Plino della Taverna e la ricchezza di acqua nei terreni mettono al riparo dal rischio di siccità e garantiscono un equilibrio naturale che Alessandro Ramilli sente di dover conservare, riducendo gli interventi al minimo indispensabile. Produrre vini naturali è una


Tenuta il Plino