Eventi   /   I SOCI RACCONTANO...   /   TORRE SAN MARTINO 16.03.19

L’AMBIENTE, IL LUOGO E IL PRODOTTO

È un viaggio nelle belle terre coltivate quello che dalla Via Emilia, abbandonata a Faenza, prosegue lungo la strada provinciale SP16 Modigliana, e si addentra nella vallata del Tramazzo degli appennini romagnoli. La prima parte della vallata – fino al Comune di Modigliana - è molto ampia, luminosa, con la gradevole armonia dei lievi movimenti altimetrici e i bei colori della primavera con gli alberi in fiore e i campi verdi. Queste prime colline sono coltivate in gran parte a frutteto (principalmente Kiwi) dove, nelle parti più alte e meglio soleggiate, ci sono preziose oasi di vigneti e oliveti.

In questo bel paesaggio, poco prima di Modigliana, si sale sul monte Trebbo, per raggiungere il podere Il Pratello recentemente inglobato nella azienda Torre San Martino. Dal piacevole punto panoramico di circa 600 metri sul livello di mare dove lo sguardo raggiunge gli alti Appennini, si estende l’azienda per 60 ettari di varie coltivazioni, di cui dieci a vigneto.
Prima del luogo della degustazione, incontriamo Tommaso Bindi, manager dell’azienda, che ci racconta la particolare storia di questo territorio e soprattutto della sua vigna.
La prima particolarità è il terreno che si trova sopra una preziosa bolla di arenaria, le pregiate sabbie gialle, che conferisce sapidità ai vini eleganti, caratterizzati da intensità di profumi, tannini abbondanti e finali persistenti.
L’altra grande particolarità è la storia “archeologia del vitigno”: Infatti, continua a raccontare Tommaso, nel 2001 sono stati acquistati alcuni ettari di terreno e, casualmente, si scoprono alcuni filari di vite, nascosti fra i rovi e la bassa boscaglia: Man mano venne alla luce un vero e proprio vigneto che occupava gran parte della collina. Dopo approfondite ricerche fu appurato che era stato impiantato nel 1922, tra i più vecchi in Italia, un caso assolutamente unico nella regione.
Questa scoperta portò sostanziali cambiamenti al progetto iniziale. Un simile “reperto archeologico” non poteva certo essere lasciato in stato di abbandono, così i Costa operarono un paziente lavoro di recupero e diligenti potature che ha permesso di produrre il vino “Vigna 1922”.
Oggi Torre racconta il fascino di un antico vigneto abbandonato sapientemente restituito a nuova vita in un terroir dove il potenziale enoico ha un’espressione capace di regalare prodotti ottimi e di particolare valore.

A questo vino si affiancano altri due rossi: il Romagna Sangiovese Doc “Gemme e il “Vigna Claudia” a base di Merlot, Cabernet Sauvignon e Franc. Inoltre, i bianchi “Vigne della Signora” ottenuto da Chardonnay e Sauvignon e altri vitigni autoctoni, e l’Albana del “Torre d’Oro”.                         

 

L’AZIENDA E LA PRODUZIONE
Alla degustazione ci accoglie Emilio Placci - enologo e padre creatore della cantina Il Pratello – in una sala assiduamente frequentata dagli appassionati del vino e dei prodotti (salumi e verdure) preparati dall’azienda per accompagnare le degustazioni.

Tommaso ci illustra i vini e le annate con le loro diverse condizioni climatiche che tanto incidono sul prodotto finale. La cantina Torre San Martino sta svolgendo un ruolo di primo piano nella riscoperta e valorizzazione del Sangiovese di Romagna. Si parte dai vigneti Vigna 1922, e le restanti vigne nascono dall’innesto di questo antico vigneto e sono tutte allevate con la tradizionale forma dell’alberello. La particolare vigna è valorizzata dall’altrettanto particolare terreno a componente prevalentemente marnosa, in grado di conferire buona freschezza alle uve e al vino. Il rispetto per la tradizione, la valorizzazione del territorio e la conservazione di un ecosistema sano ed equilibrato, sono i criteri che guidano il lavoro in vigna, per questo è stato recentemente inaugurato un progetto di conversione biologica. I vini della cantina Torre San Martino riflettono le caratteristiche morfologiche e climatica del territorio molto vocato da cui nascono. Sono tutti connotati da uno stile nitido e pulito, improntato sulla fragranza del frutto, su dinamiche venature sapide e minerali e sull’equilibrio tra elegante spessore tannico, mitigata corposità e grande finezza aromatica. Accanto al Sangiovese “Vigna 1922”, nato dagli alberelli quasi centenari, vero punto di riferimento della azienda, spiccano per eleganza e complessità le altre espressioni di Sangiovese di Romagna e il Vigna d’Oro, nato da uve Albana vendemmiate tardivamente. L’azienda lavora con la cura e gli obiettivi di interpretazioni del vino destinate a lasciare il segno nel panorama enologico nazionale. Le caratteristiche morfologiche e climatiche del territorio - ci spiega Tommaso - si riflettano sui vini che produciamo: fini, eleganti, austeri, caratterizzati da intensità dei profumi tannini, finali persistenti e decisamente sapidi”. L’azienda è molto attenta ad una produzione particolare che emerga nell’offerta dei vini e possa anche avere qualificati riconoscimenti perché “i premi rappresentano un riconoscimento importante e tangibile del lavoro svolto. Ogni bottiglia di Torre è il terminale di un lavoro attento e meticoloso, che inizia dal vigneto, continua in cantina e finisce con la bottiglia stessa”.
 

I VINI

La degustazione, guidata dal giovane Tommaso Bindi, alla presenza di circa venticinque assaggiatori e diversi sommelier, ha interessato 3 etichette della Cantina TORRE SAN MARTINO. S’inizia con il bianco. “VIGNA DELLA SIGNORA”, 2017, vino da uve Chardonay 40% e Sauvignon 40% e di altri vitigni autoctoni 20%.
Il colore è giallo paglierino, con riflessi dorati, abbastanza consistente.
Al naso profumi di agrumi, erba sfalciata e frutta a polpa gialla.
Il sorso è caldo e morbido, si ritrovano gli agrumi e una piacevole astringenza. Buona freschezza, finale amaricante.


Si prosegue con la degustazione del rosso, confrontato con quattro diverse annate.GEMME”, 2014, 2015, 2016 e 2017, Sangiovese in purezza, Romagna Sangiovese DOC Modigliana, 14,5%.
Essendo un vino a denominazione geografica, è in vendita da settembre e non da aprile.
Creato dalle gemme della vigna 1922, con la produzione dell’annata 2014 si è iniziato l’aggiunta di altre vigne di Sangiovese. Il confronto tra le quattro diverse annate oltre che per la differenza temporale è ovviamente condizionata dalle condizioni meteo di ogni anno.
Nell’annata 2014 - annata piovosa - il colore è rosso rubino, limpido e trasparente. All’olfatto è intenso con profumi di fragoline di bosco, fiori rossi e note speziate. Al sorso è succoso ed esuberante con tannini vivaci, fresco e sapido. Nell’annata 2015 – annata molto calda - il colore è rosso rubino intenso. All’olfatto profumi di frutti di bosco, viole e note speziate. In bocca è caldo e abbastanza morbico con ancora una buona freschezza. Tannino rotondo ancora leggermente spostato sulle durezze pronte a integrarsi con il passare degli anni.
Nell’annata 2016 – annata climatica perfetta - il colore è rosso rubino lucente. Al naso frutti rossi maturi, fiori essiccati e spezie. In bocca secco, caldo con la spinta dell’alcol bene integrato dalla morbidezza. Leggera nota balsamica pronta ad esprimersi meglio nel tempo. Fresco e sapido. Nell’annata 2017- annata più calda degli ultimi 100 anni - il colore è rosso rubino intenso e luminoso con riflessi porpora. Al naso frutta rossa croccante e matura. In bocca una buona freschezza che attende il tempo per completarsi. Finale fruttato e persistente.

Finale a sorpresa con la degustazione della “perla rara” “Magno Lauter”, la preziosa cuvèe creata con Luca Cardini. Ideato nell’annata 2016, con un numero limitato di bottiglie, dall’assemblaggio di uve internazionali unite con maestria. Colore rosso rubino, luminoso e denso. Al naso, un bouquet stretto e verticale che richiama la cassis e la menta fresca. Un finale di oliva taggiasca selvatica. La sensazione di corpo pieno e rotondità sono dai tannini vellutati e minerali. Una piacevole vena acida, a bacca rossa e finale di eucalipto. Grande profondità.


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