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Bel e cot o belecot o bello e cotto (Già cotto). In pratica il bello e cotto è un salume di 500 g circa di peso, con le sembianze di un cotechino, ma non lo è. Prodotto soprattutto a Russi, è ottenuto con la golena, la testa disossata priva delle orecchie e la cotenna lessata (30-40%) del maiale. Quest’ultima è tritata con uno stampo da salame o mortadella e deve essere tenera, poiché nel “bel e cot” ha la funzione di produrre il cosiddetto “inciach”, il collante. La carne tagliata a dadi grossi e mescolata con la cotenna è versata nel tritacarne, unitamente al sale grosso, pepe, chiodi di garofano, cannella, noce moscata e zucchero. L’impasto è poi insaccato in budella di pecora o vitellone. La tradizione romagnola suggerisce di gustarlo il giorno di Natale o Capodanno, accompagnato da purè di patate, oppure con fagioli borlotti, funghi, tortino di patate e preceduto, ovviamente, dai cappelletti in brodo. A Russi al “bel e cot”, durante la penultima settimana di settembre, è dedicata una sagra, la “Fira di Sett Dulur”, la Festa dei Sette Dolori. In quei giorni, il salume è esposto in tipici banchetti di legno allestiti davanti alle botteghe dei salumieri e delle macellerie e venduto, a centinaia di chili, già cotto e caldo. È per lo più consumato su una fetta di pane insipido o stretto in una piadina e abbinato con un bicchiere di Canèna nòva, vino rosso ancora in fermentazione, frizzante e con un forte sentore di mosto.