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Marrone di Castel del Rio.
La storia di Castel del Rio s’intreccia con quella dei marroni.
Già nel ’600 la legislazione locale tutelava questa coltivazione.
I marroni, che costituivano la base alimentare della popolazione del nostro Appennino, erano facili da commercializzare e conservare, al naturale o trasformati in farina, polenta e marmellate.
Il marrone di Castel del Rio è fra i più pregiati e conosciuti in Italia e all’estero. È assai diverso dalla più comune castagna, anzitutto per la grossezza (bastano 90 marroni per un kg), poi per il sapore e per il profumo che diventa straordinario nella cottura e infine per la facilità con la quale - a differenza delle castagne - può essere sbucciato.
Dal 1985, esiste il Consorzio Castanicoltori di Castel del Rio (di cui fanno parte 157 soci) che assicura la qualità e la genuinità dei marroni, ne promuove la vendita in Italia e all’estero e agevola il recupero, il mantenimento e il miglioramento dei boschi di castagno “selve castanili” della Valle del Santerno.
La zona di produzione comprende i comuni di Castel del Rio, Fontanelice, Casalfiumanese e Borgo Tossignano, in provincia di Bologna.
Il frutto (marrone) è ottenuto dai castagneti costituiti dalla specie “castanea sativa Miller”, rappresentata dai tre biotipi: marrone domestico, nostrano e di san michele. Il castagno è una pianta tipica della flora appenninica, alta e robusta, e a Castel del Rioha trovato un ambiente assai favorevole e un clima ideale, cresce fra i 200 e i 1.500 metri d’altitudine e può superare i 400 anni di vita.
I principali castagneti, chiamati Selve, sono quelli della Massa e di Sestetto, dove si trovano centinaia di giganti secolari, ma castagni s’incontrano in tutte le pendici montane, soprattutto in quelle esposte a nord o a ovest.