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Pera dell’Emilia-Romagna.
La zona di produzione comprende aree ben specifiche, di 91 comuni delle province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna, caratterizzate da terreni di medio o forte impasto. I primi dati sulla coltura della pera dell’Emilia-Romagna risalgono agli inizi del XIV secolo. Le forme d’allevamento sono il “vaso emiliano” e sue modificazioni, la “palmetta”, la “Y” e il “fusetto” e loro modificazioni, utilizzando sesti d’impianto nei quali siano presenti non più di 3.000 piante per ettaro. La produzione unitaria massima consentita è di 45 tonnellate per ettaro.
La denominazione pera dell’Emilia-Romagna prevede le seguenti varietà: abate fetel e conference (con epicarpo rugginoso verde-chiaro giallastro), cascade, decana comizio (con epicarpo liscio verde-chiaro giallastro e rosa), kaiser (ruvido e rugginoso), max red bartlett e william (liscio, giallo-rosato o rosso vivo, a volte striato) e passa crassana. Il calibro minimo è circa 55 mm (60 per le william e le max red bartlett), mentre il tenore zuccherino si aggira intorno agli 11-13 °Brix. Il sapore è dolce o dolce aromatico ed il peso varia dai 158 grammi della conference ai 260 dell’abate fetel. La conservazione del prodotto è operata attraverso la tecnica della refrigerazione con temperature tra 4 e 6 °C. Per quanto riguarda la commercializzazione ai fini dell’immissione al consumo, la pera dell’Emilia-Romagna deve essere confezionata in vassoi da 4-6 frutti, sigillati con film plastico, in cestini da 1 kg, in plateaux di cartone o legno e distribuita tra il 10 agosto ed il 31 maggio dell’anno successivo. Tutta la sua produzione è vincolata a un preciso disciplinare. Le pratiche colturali comprendono almeno una potatura invernale e due interventi al verde; dove possibile, la difesa fitosanitaria di prevalente utilizzo deve far ricorso alle tecniche di lotta integrata o biologica; caratteristiche ben individuabili per ogni varietà.