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Testo a cura di Marco Casadei, responsabili Palestra del Sommelier

Nella splendida di cornice della Riserva storica del Sangiovese di Romagna si è svota la prima serata di “Sommelier in palestra” un ciclo di approfondimenti sulle più importanti zone vitivinicole nazionali ed internazionali.
Per questa volta non si è parlato di Sangiovese, che sarà presto protagonista di una delle prossime serate, ma dei grandi vini bianchi del Friuli Venezia Giulia.
Assieme all’amico Gianluca Castellano, sommelier professionista del ristorate Agli Amici di Udine (2 stelle Michelin), vincitore Master del Friulano edizione 2014 e collaboratore di MangiaVino, abbiamo accompagnato gli oltre 40 partecipanti in una passeggiata prima tra le colline del Collio, poi fra le rocce del Carso, cercando di raccontare e conoscere attraverso i vini questi splendidi territori.

Il Collio ci ha mostrato vini caldi, pieni e generosi, che abbinano intensità e potenza ad eleganza e piccole sfumature. Siamo partiti con un fuori programma: la raffinata Malvasia 2015 di Borgo San Daniele. Uno splendido vino che nasce ai confini del Collio nel punto d’incontro di tre famose denominazioni: Collio, Colli Orientali e Isonzo.
Ci siamo poi immersi nel territorio partendo da Cormons con il Friulano 2015 di Terre del Faet, vino ricco, materico e salino. Il “tocai” di Andrea Drius, a dispetto della sua giovane età, rappresenta già un punto di riferimento per il vitigno principe del Collio.
Non poteva mancare il Collio Bianco 2015 di Edi Keber, simbolo e archetipo della denominazione, nato dalla scelta coraggiosa di creare un unico vino che, come ha dimostrato questo 2015, è stata più che mai una scelta vincente.
Equilibrio ed eleganza hanno disegnato il profilo del Pinot bianco 2015 di Roncus. Il territorio di Capriva, tra i più vocati per questa varietà, è magistralmente interpretato da Marco Perco, anche in un’annata particolarmente calda.
In chiusura Oslavia, con tutta l’energia della Ribolla Gialla 2011 dell’azienda La Castellada

La seconda parte della serata ha visto come protagonista il Carso.
L’incipit è stato entusiasmate: la Vitoska, vitigno più di ogni altro rappresentativo del territorio, interpretata da Edi Kante nell’annata 2007. Un vino aristocratico, elegantissimo, un grande bianco di livello mondiale, Edi ci ha stupito ancora, ma non avevamo dubbi!
Siamo rimasti a Prepotto sull’altopiano carsico con il Prulke 2014 di Zidarich, un vino figlio di un’annata difficile che ha dato comunque un’ottima prova di sè, nel quale le caratteristiche del Carso emergono fortemente.
Una storia bellissima è quella che ci ha raccontato la Brezanka 2013 di Rado Kocjancic, vino eroico e ricco di storia, che imperturbabile resite ai cambiamenti che avvengono attorno sè. Lunga vita a questo vino e al vigneto dal quale proviene, che nel 2018 festeggerà i suoi “primi” 100 anni.
In chiusura siamo tornati a Prepotto, anche se i profumi che sprigionava l’Ograde 2014 ci facevano pesare alla Sicilia. Un caleidoscopio di agrumi, sale, capperi ha inebriato l’olfatto e preparato il palato ad un sorso energico, dinamico e lunghissimo.

Un ringraziamento speciale a Gianluca Castellano, a tutti i sommelier in servizio e all’Osteria-Enoteca la Ca’ de Bè per il supporto. Un arrivederci alla prossima palestra in cui si parlerà dei vini dell’Etna.


Sommelier in Palestra: I Approfondimento Friuli Venezia Giulia