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Testo a cura di Giovanni Solaroli, responsabile guida nazionale Vitae
 
 
Ai nostri associati, e più in generale a chi ci segue da vicino, non sarà sfuggito il nutrito programma di iniziative che AIS Romagna mette in cantiere ogni mese. Iniziando con l’ormai collaudato format di “Porte Aperte in AIS” e senza dimenticare l’innovativa formula radiofonica di “Sommelier on air”. E poi ci sono gli approfondimenti su vini e territori e le visite organizzate in cantina. Quest’ultima, lodevole aggiungo io, iniziativa, è una formula tutto sommato inedita, ovviamente se si escludono le visite di fine corso previste dalla nostra didattica. Ecco quindi che la visita alla storica Fattoria Paradiso di Bertinoro, con degustazione di vecchie annate inclusa e gratuita, è da ritenersi meritevole. Senza dubbio un modo più aggregante e coinvolgente di conoscere da vicino aziende storiche e realtà più recenti, tramite il confronto diretto con colleghi sommelier. Un po’ di storia: Fattoria Paradiso, già “Castello Ugarte Lovatelli”, si trova a Bertinoro, ubicata su di un poggio sovrastante la Via Emilia. La Villa e i terreni annessi, proprietà della Contessa Gabriella Ugarte Lovatelli, ultima erede dell’omonima famiglia patrizia, furono acquistati dalla famiglia Pezzi, alla fine del secolo XIX°. Ospiti illustri hanno soggiornato in questa dimora; lo scultore Giacomo MANZU’, l’ambasciatrice americana Dina LUCE, gli artisti Vittorio GASSMAN, Ugo TOGNAZZI, Gino BRAMIERI, Walter CHIARI ed Ave NINCHI, lo scrittore Julien GREEN, il premio nobel Dario FO’, lo scrittore e poeta Antony BURGES, l’attore americano Danny KEY, l’astronauta russa Valentina TERESKOVA, e l’americana Karhin THORTON ed innumerevoli personaggi dell’arte, della cultura, del teatro, del cinema, della politica. Sul sentiero intrapreso da Mario Pezzi e da sua moglie Ubalda Rina, proseguono oggi la figlia Graziella ed il nipote Jacopo. Fattoria Paradiso possiede da sempre 40 ha, e, come dichiara Graziella, noi non acquistiamo uve e nemmeno vino. Sui 40 ha di vigneto complessivo, si conta ancora un patrimonio inestimabile di 15 ha di vigne di oltre 50 anni di età che fanno da cornice ai nuovi impianti da 6.500 piante per ettaro. Le varierà coltivate sono diversificate tra: Sangiovese e Sangiovese Grosso (entrambe selezioni massali aziendali derivanti da cloni tradizionali come l’R24 ecc.), Albana (selezione di Albana Gentile di Bertinoro a grappolo lungo), Pagadebit, Cagnina, Barbarossa. Ci sono infine 3 ha di Cabernet Sauvignon e Merlot per la piccola Cuvee di Mito. La degustazione: La giornata del 15 maggio prevedeva, oltre al classico giro ricognitivo nei vigneti e nella cantina storica, anche una degustazione comparata tra due classici aziendali proposti in un confronto incrociato di varie annate. I contendenti erano il Riserva di Sangiovese Vigna delle Lepri ed il Barbarossa, vitigno esclusivo di Fattoria Paradiso. Riassumo quindi qualche nota di assaggio sparsa qua e là. 
VIGNA DELLE LEPRI 1990: discreta tenuta di colore, naso inizialmente chiuso ma privo di elementi ossidativi, poi ci propone delicate note di rabarbaro e menta. Tannini ben disegnati, minuto nella struttura, freschezza acida avvertibile. L’ossidazione però è sullo sfondo. Resta comunque un vino molto interessante, figlio legittimo di una grande annata.
VIGNA DELLE LEPRI 1991: non è esattamente quello che si dice un vino in forma. Forse colpa anche dei tappi, ma l’ossidazione al naso è più che evidente. Peccato, perché in bocca è più integro anche se l’annata difficile si sente tutta, specie nella ruvidità del tannino.
VIGNA DELLE LEPRI 1994: anche qui la tenuta del colore è apprezzabile. L’evoluzione aromatica è pronunciata, e si manifesta con note terrose e fungine sotto un velo ossidativo. Il sorso è decisamente fresco, e la trama tannica si è fatta sottile. Nel finale esibisce con orgoglio un ricordo di frutto dolce. Considerando l’annata piovosa direi che si è evoluto degnamente.
VIGNA DELLE LEPRI 1996: altra annata irta di difficoltà ma il vino ha tenuto bene sul colore, che si presenta appena granato. Pulito al naso, senza riduzioni o segni di ossidazione, si esprime con note di frutta in confettura di media intensità, frammiste a cenni ematici e ferrosi. C’è anche una piccola sensazione erbacea. Sul piano gustativo è un vino fresco e dalla trama tannica piuttosto evidente. Nonostante un finale di bocca più aggraziato, il tannino mostra di possedere ancora una certa ruvidità. 
BARBAROSSA 1989: buona tenuta di colore, in linea con gli anni. Vino ben evoluto dal corredo speziato, con marcate note di china e di fiori macerati. La struttura oggi li limita all’essenziale, un po’ scarna sul frutto e più generosa sulla parte acida. Ne risulta un vino ancora approcciabile.
BARBAROSSA 1994: tra le numerose bottiglie aperte, a me ne è toccata una completamente ossidata. Alcuni colleghi mi riferiscono che il vino è simile al 1989 ma con una parte gustativa dal frutto meno compromesso.
BARBAROSSA 1996: colore ottimo. Naso terziarizzato e di ampio spettro; prugne, tabacco, acqua di rose e china. Tannino polimerizzato e freschezza accentuata con l’aiuto di un finale più caldo. Alla fine è un vino che convince per la sensazione di leggerezza che ti lascia.
BARBAROSSA 2003: colore vivido. Naso molto fruttato, forse con uno sfondo appena “rotì”, coadiuvato da ampie sensazioni speziate di pepe e rabarbaro. Molto fresco e con un tannino un po’ verde. Il finale di bocca volge verso il lato più morbido ed il vino ne guadagna in bevibilità.

Naturalmente si possono trarre numerosi spunti di riflessioni da una comparazione tra due vini/vitigni così diversi tra di loro, e questo anche se tre su quattro delle annate proposte non erano poi grandi millesimi. Riflessioni che possono riguardare lo stile produttivo, la gestione del vigneto, l’evoluzione nel tempo e la gestione del tannino, un fattore quest’ultimo piuttosto critico. Criticità che la comparazione tra due vitigni così diversi tra di loro, sotto questo profilo, ha inevitabilmente messo in luce. Come vedete, cari amici e colleghi, c’è di che discutere. Bene, ma questo è, per l’appunto, lo scopo di queste iniziative.
E per finire un grazie a Fattoria Paradiso, a Graziella Pezzi e a Jacopo per l’ospitalità, per i vini ed il buffet messoci a disposizione. E un grazie anche al giovane enologo Raffaele Mazzoni che ci ha accompagnato.


Fotogallery Fattoria Paradiso