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a cura di Gastone Baronio

 “Vagando degusto … nel nostro territorio”
Sabato 10 novembre 2018

ATTENTI ALLA DOMANDA DEL MERCATO CON I VITIGNI AUTOCTONI
 
L’AMBIENTE, IL LUOGO E IL PRODOTTO
Per raggiungere l’azienda Randi a Fusignano si percorre la “bassa ravennate”, in quelle indifferenziate strade senza emergenze e riferimenti, dove solo i locali si orientano e i forestieri si perdono.
Nell’entroterra dell’ampia provincia di Ravenna, una delle più grandi per superficie in Italia, la piatta campagna è decisamente costruita con tante aziende agricole e diffusi piccoli nuclei abitati.

Tutto è molto ordinato, pulito, ben conservato anche negli edifici abbandonati e nei “pettinati” fossi consorziali.
Accompagnati dai filari delle viti ai margini delle strade, allineati come un esercito pronto a muoversi, si giunge all’Azienda Agricola Randi che si presenta con un’emblematica insegna: “Vendita diretta vini Bursòn e non solo”.
Infatti, la Catina produce e in bottiglia in proprio quattro vini autoctoni: Famoso, Centesimino, Malbo Gentile e soprattutto il “Longanesi-Bursòn”, quello autentico del Consorzio di Bagnacavallo, che si coltiva tra i fiumi Senio e Lamone e tra le strade SS16 e SS9.
Insieme a queste eccellenze del territorio romagnolo, l’azienda Randi coltiva altri quattro vitigni, destinati alla vinificazione nella cantina sociale: Trebbiano, Pinot Bianco, Sauvignon, Chardonnay.
Tutti i vitigni sono distribuiti in 55 ettari di vigne nella pianura di Fusignano e Alfonsine.
 
L’AZIENDA E LA PRODUZIONE
L’Azienda Agricola Randi ha iniziato la sua attività nel 1951, con il nonno Tonino. Tutto è proseguito in famiglia con il figlio Luigi (detto Michelon) e i nipoti Denis (responsabile dei vigneti) e Massimo (responsabile dell’organizzazione e della commercializzazione)
L’azienda raccoglie ogni anno circa 15mila quintali di uva, ma soltanto i quattro vigneti autoctoni si trasformano in produzione propria con 250mila bottiglie di 16 diverse etichette.
La filosofia dell’azienda è molto chiara, decisa e seguita con scrupolo. I prodotti sono studiati per il mercato del vino in continua trasformazione, che, in questo momento, sembra propendere per il “vino da bere per se stesso”, facile ma non banale, semplice ma emozionante, immediato ma originale.
Il primo cliente della Cantina è il “mercato”, impegnativo, esigente, selezionatore, soprattutto quello all’estero, nei 14 stati dove Randi vende il 40% della sua produzione e che Massimo segue con molta attenzione per rispondere al meglio a consumatori che “hanno un’attenta conoscenza del vino”. Soprattutto negli Stati Uniti, dove la Cantina Randi rifornisce “ristoranti italiani di un’elevata qualità e selezione di prodotti”.
Con questi obiettivi la strategia dell’azienda e altrettanto chiara e decisa: i vini della Cantina Randi si caratterizzano per “acidità, freschezza, bevibilità e originalità”.
Mercato, clienti, obiettivi, costi e ricavi: bilanciando con professionalità questi quattro fattori l’azienda Randi segue con molta attenzione la “domanda del vino nel bicchiere”, scegliendo un prodotto studiato che invogli al “secondo bicchiere”, alla “seconda bottiglia”, con vini nuovi, diversi, originali, in fondo semplici, ma che hanno sempre un valore e una storia da raccontare.
L’azienda ha compreso anche la necessità di essere al “passo” con la “struttura e servizi dell’accoglienza”, e lo scorso 21 luglio ha inaugurato la nuova sede per i propri eventi e per ricevere con professionalità i propri ospiti e clienti. Una semplice e accogliente architettura che sovrappone due parallelepipedi con i colori di Ravenna (senape e bordò), che s’integrano bene nella campagna romagnola, ricordando anche i colori autunnali delle foglie dei vigneti.

In questa piacevole struttura ci ha accolto Massimo Randi che ha raccontato con passione e professionalità manageriale la sua meticolosa produzione a 31 attenti degustatori.
Dall’ampia produzione dell’azienda sono state selezionate 6 bottiglie: 2 bianchi, 3 rossi e un passito.
Protagonista principale l’autoctono “Longanesi-Bursòn”, con il rigido disciplinare del Consorzio di Bagnacavallo, nelle due produzioni del Bursòn Blu (meno “impegnativo”) e del più autorevole e longevo “Burson selezione Randi”, un vino dalla complessa produzione: 50% almeno con uve passite, vinificazione in barrique per due anni con tre diverse annate di botti, rimescolamento per un anno in vasche di cemento e poi lungo affinamento in bottiglia (il Bursòn Selezione si beve dopo tre anni e offre il suo meglio nel più lungo periodo).
 
I VINI
La degustazione ha interessato 6 vini della Cantina Randi.
Il “Famoso” in tre versioni diverse:
“Ramba 2017”, IGP-IGT, vino da uve Famoso. Spumante ancestrale ottenuto dalla rifermentazione in bottiglia senza sboccatura.
“Rambela bianca 2017”, IGT, da selezione di uve Famoso.
“Strafamoso”, un passito da uve Famoso.
Il “Rosso di Fred”, IGT, vino ottenuto dal vitigno autoctono Centesimino.
E un confronto fra le 2 tipologie di Burson:
Burson Blu 2015: vino ottenuto da Uva Longanesi.
Bursòn selezione Randi 2013, IGT: vino ottenuto da Uva Longanesi.


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