Fotogallery   /   tempo fa..   /   Vini in anfora 2015

Testi a cura di Ilaria di Nunzio e Gian Carlo Mondini

Quando Caterina Valbonesi mi parlò della sua idea ammetto che non le diedi molto peso, vini e anfore un' addizione inusuale e poco digerita in ambiti istituzionali. Sottovalutai, però, che Caterina è una donna romagnola, appassionata e in grado di appassionare anche ai temi meno attrattivi e così riuscì a coinvolgere il Presidente Giorgini, il responsabile grandi eventi Gian Carlo Mondini ed il comune di Bertinoro, capitanato per l'occasione dall'assessore Capuano.
Il gruppo era formato, ma a Caterina mancava un tassello, un tassello di prestigio che avrebbe reso al suo evento una connotazione nazionale. Questo tassello portava il nome di Attilio Scienza, professore luminare di zonazione, fermentazioni e sperimentazioni ampelografiche.
Il resto lo sappiamo, eravamo in molti a realizzare il sogno di Caterina, la navata della Chiesa di San Silvestro di Bertinoro era occupata in ogni suo spazio. Giovanni Solaroli ha condotto un convegno dicasi pure racconto, con l'intervento magistrale del Prof. Attilio Scienza che ha dimostrato che l'uso dell'anfora non è una moda, bensì uno stato di fatto al quale anche i degustatori, istruiti dal Presidente AIS Antonello Maietta, devono aderire con un linguaggio che ne descriva le peculiarità. La vinificazione in anfora è, come spiegato dal Prof. Scienza, un proseguimento diretto della storia millenaria, che parte dalle generose forme della Terra Madre ed arriva ai nostri giorni con le moderne creazioni ad opera di aziende come quella di Francesco Tava, in grado di sviluppare contenitori in terracotta, adatti ad ogni tipo di esigenza enologica.  Le anfore moderne non inficiano o influenzano il lavoro di enologici e produttori come Francesco Bordini, ma pare siano in grado di riportare alla luce il significato di autentico terroir, anche in zone insospettabili come la Romagna. Ed è stata proprio la Romagna la più grande sorpresa, il Convegno si è aperto con il docufilm “Archevitis” di Nereo Pederzolli ed è terminato con il corto di Carlo Catani, l'uno girato in Georgia, l'altro in Romagna: chilometri di distanza che sono apparsi nulli a noi spettatori, disorientati da come si possa colmare un vuoto territoriale, riempiendo di vitivinicola passione e riti di tradizione quella che appare una semplice anfora.

Giro d’Italia in Anfora

Un vero e proprio tour enologico quello che si è tenuto al Centro Universitario di Bertinoro a corollario della manifestazione “Vini in Anfora” e dell’affollatissimo convegno del sabato. Circa quaranta i vini proposti in degustazione, tutti hanno avuto in varie fasi contatti più o meno prolungati con le anfore, suscitando un interesse particolare testimoniato dalla numerosa presenza di pubblico di appassionati, ma anche di produttori e addetti ai lavori. Un percorso affascinante e variegato da nord a sud con sfaccettature diverse  che i vari terroir e clima offrono. L’aspetto più intrigante è stato quello di vedere come vini ottenuti da vitigni molto diversi fra di loro abbiano assorbito l’effetto “anfora” offrendo un variegato aspetto organolettico molto diverso fra vino e vino.
Il nord ovest in particolare Friuli Venezia Giulia e Veneto era rappresentato da vini a base malvasia, ribolla, friulano, refosco, autoctoni di classe del territorio, mentre l’Emilia Romagna presente con  tredici aziende a proposto la regina di casa albana come vino più sperimentato in anfora, ma non sono mancati pignoletto ( grechetto gentile) centesimino, malvasia, trebbiano e sangiovese.
Il centro era rappresentato soprattutto da vini di aziende toscane, con il sangiovese in primis, ma anche gli internazionali  syrah e cabernet, un vino rosso dell’Isola d’Elba frutto di un uvaggio di sagrantino, syrah e sangiovese fino ai classici trebbiano d'Abruzzo e Cerasuolo d’Abruzzo. Intrigante panorama rappresentato  dal sud-italia, con i classici fiano e aglianico della Campania, per arrivare alle isole con lo storico zibibbo ( moscato d’Alessandria), pignatello e catarrato per finire in Sardegna con un interessante assemblaggio di vermentino e nasco.
A conclusione della due giorni possiamo dire con orgoglio che l’evento primo in Romagna a trattare questi particolari aspetti ricchi di storia, cultura e tradizioni legati al vino, ha suscitato un interesse che è andato aldilà delle più rosee previsioni, grazie anche all’impegno e alla collaborazione delle istituzioni coinvolte che hanno collaborato con AIS Romagna e delle aziende che si sono rese disponibili a partecipare a questo “giro enologico”.


 

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