Un pomeriggio a Castelluccio con Ais Romagna
Ringraziamo Aldo e Paolo Rametta per l’invito e per la generosità con cui ci hanno accolto a Castelluccio. Quello che segue è il racconto di come un pomeriggio in vigna diventi qualcosa di più. Arriviamo con l’idea di vedere un’azienda, e ce ne andiamo con la sensazione di aver camminato dentro una storia. Qui i vigneti non sono comodi: sono appesi a pendenze che definire ardite è poco. La chiamano “vendemmia eroica”, e capisci il perché guardando giù verso la Val Lamone. Viti vecchie, alcune del 1989, altre che sfiorano i 50 anni. In questi pendii la mano dell’uomo è indispensabile. L’uva arriva in cantina intera, la pressatura è soffice, la fermentazione avviene con lieviti indigeni e l’affinamento si divide tra acciaio, cemento e legno, secondo il carattere che i fratelli Rametta vogliono far emergere. La visita è un viaggio tra i Ronchi storici. Ci raccontano del ritorno del Ronco della Simia dopo 25 anni di silenzio, e di come il Ronco del Re nasca su un lembo di terra sospeso tra la strada e il rio, a 370 metri d’altezza. Tutto parla di rispetto per il territorio e di pazienza. Lo sguardo corre lontano tra boschi, inerbimenti e ulivi. Il silenzio diventa musica interiore. Al crepuscolo il caldo lascia spazio a una brezza leggera che porta profumi di erbe spontanee e di viti in fiore.
La degustazione
Partiamo con i vini bianchi, tre espressioni del Sauvignon Blanc romagnolo che raccontano lo stesso territorio da angolazioni diverse.
Lunaria 2024. Luminosa, con pesca bianca e fiori di campo, una nota agrumata che ricorda la brezza del Mediterraneo verso Brisighella. In bocca è fresca, pulita, sapida. Giovane ma già definita, senza artifici. Solo frutto e territorio. È un vino che si beve con facilità, ma ti lascia la voglia di tornare a capirlo meglio.
Sottovento 2023 nasce dagli alberelli del 1989 piantati a Modigliana: fresco, fine, lontano dagli stereotipi del vitigno. Quella brezza salmastra che caratterizza il Ronchi del Re sembra assente qui, ma è il vento stesso che cambia con l’altitudine e l’esposizione.
Ronco del Re 2023 è il cru: viti di 50 anni affacciate sulla Val Lamone, meno di 1000 bottiglie. Più profondo, teso, con una mineralità che viene dal terreno e da quel vento che risale dal rio. È la prova che il Sauvignon qui non è esotico – è romagnolo.
Arriviamo ai rossi muovendoci dal più immediato ai cru più complessi.
Le More 2024 è fragrante, con frutto rosso e beva scorrevole. È il vino d’ingresso alla collezione rossa, ed ha la schiettezza dei Sangiovese giovani e pieni di vitalità.
Buco del Prete 2023 sale di un gradino: viene da una parcella impervia di Modigliana, abbandonata per decenni e recuperata. Dinamico, verticale, con tannino ancora in evoluzione e un’anima selvatica che arriva dal bosco intorno.
E poi il cuore dell’azienda: i Ronchi storici, tutti 100% Sangiovese e tutti diversi.
Ronco dei Ciliegi 2022 è elegante, con trama fitta e tannino maturo. Equilibrio naturale.
Ronco della Simia 2022 è materico, di carattere forte. Clone a buccia spessa, tannino serrato, la potenza della vigna soleggiata dove i cipressi fanno ombra.
Ronco Casone 2022 è più pieno, materico, con note di melograno. Esposto a nord, è la vigna più fredda: regala acidità viva e un pH che sostiene la struttura.
Poggiolo 2022 chiude la batteria. È Cabernet Sauvignon da vigna a nord, diretto e sincero. Ha quella rusticità nobile a cui il tempo regala emozioni. Matura in tonneau, prodotto in poche bottiglie.
La coerenza nel calice
Quello che colpisce è la coerenza. Nonostante ogni Ronco abbia esposizione, altitudine e suolo diversi, c’è un filo comune: acidità viva, tannino nobile, nessuna forzatura in cantina. I fratelli Rametta lasciano parlare il luogo. Uscendo, con il profumo di Sangiovese ancora addosso, scopriamo che quella stessa materia prima diventa anche un vermut eccellente, dove le spezie sono dosate con mano sapiente. Sulla strada verso l’uscita, Aldo e Paolo Rametta ci fanno compagnia nella luce tenue del crepuscolo. Il cielo si stende lindo e senza nuvole: Giove e Venere brillano insieme come in un’opera d’arte. Le lucciole, a intermittenza, a pochi passi, ricordano che la bella stagione è appena iniziata. È questo il senso di un pomeriggio a Castelluccio: non solo vini, ma il racconto di come il territorio vinca sempre, quando chi lo coltiva lo rispetta.


